lunedì 20 febbraio 2017

Lottizzazione ex-Secmu: la storia infinita

Il 13 marzo 2017 compirà 11 anni l'atto notarile tra Comune di Ponte Dell'Olio e concessionario privato per la realizzazione delle opere di urbanizzazione del lotto "ex-Secmu".
Non essendoci sul sito comunale documenti risalenti fino a quel periodo, il riassunto dei fatti storici partirà dai primi disponibili.

In data 25 maggio 2011 (Delibera CC 36/2011), venivano deliberate dal Consiglio Comunale alcune integrazioni e modifiche alla convenzione originale (Link).

In data 10 marzo 2012 (Delibera CC 19/2012), è stata approvata una variante alla convenzione (Link), contenente una serie di proroghe ai termini temporali per l'effettuazione dei lavori.

Le ultime modifiche deliberate dal Consiglio Comunale in data 12 febbraio 2014 (Delibera CC 8/2014) stabilivano i seguenti termini e lavori (Link):

- massicciata stradale entro il 30 aprile 2014

- asfaltatura della sede stradale entro il 31 dicembre 2014

- sistemazione del parcheggio pubblico in prossimità di V. San Bono entro il 30 settembre 2015

- tutte le restanti opere di urbanizzazione entro il 31 marzo 2018

Inoltre, con la medesima convenzione si impegnava il concessionario a costituire una cauzione di importo pari a 371.211,08 euro (100% di copertura dei costi).

Il 29 aprile 2015 ho presentato un'interrogazione su tale questione: Link
La risposta dell'amministrazione è stata la seguente: Link

In data 7 dicembre 2016 (Delibera GC 138/2016), la Giunta Comunale ha incaricato un legale per la definizione in via stragiudiziale della controversia in merito alla lottizzazione, prevedendo un impegno di spesa per 4.400 euro.

La procedura di escussione della fidejussione è attualmente ancora in corso.

martedì 7 febbraio 2017

Partenariato pubblico privato: una nuova via per gli investimenti

Nell'epoca del pareggio di bilancio in Costituzione, il ricorso alle normali fonti di finanziamento (avanzo e mutui) degli investimenti è fortemente limitato.
L'alienazione di beni patrimoniali, complice l'ampio ricorso a tale pratica in passato e la scarsa appetibilità degli immobili ancora di proprietà comunale, non produce più gli introiti auspicati.
La crisi del comparto edilizio, inoltre, ha portato ad una drastica riduzione degli oneri di urbanizzazione derivanti dai permessi di costruire.

In quale modo uscire da questa paralisi e provare a rilanciare gli investimenti?
Il Codice degli appalti (artt. da 179 a 191, Decreto Legislativo 50/2016) ci offre una opportunità: il partenariato pubblico privato.
Come desumibile dallo stesso termine, si tratta di una forma di collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati, così sinteticamente strutturata:
- il Comune appalta la realizzazione di un'opera mediante il suddetto criterio, con affidamento diretto (sotto i 40.000 euro), procedura negoziata (tra 40.000 e 999.000 euro) oppure procedura ordinaria ad evidenza pubblica (sopra 1.000.000 euro), fatta salva la possibilità di ricorrere comunque a quest'ultima forma in ogni caso
- il contraente privato fornisce il capitale e provvede all'esecuzione dei lavori
- Comune e concessionario privato stipulano un contratto in cui si prevede la remunerazione dell'investimento, la quale può avvenire tramite il riconoscimento di un canone da parte dell'appaltatore, i ricavi derivanti dalla gestione del servizio pubblico, la cessione di beni immobili oppure un misto di tutte tre le cose.

Se utilizzato nel modo corretto, ossia indirizzando gli interventi al conseguimento di risparmi di spesa o alla produzione di rendite, questo strumento permette, nel breve periodo, di non espandere la spesa corrente e, una volta terminati gli ammortamenti, di avere maggiori disponibilità finanziarie.
Nel frattempo, la collettività avrebbe a disposizione i servizi e le utilità derivanti dalle opere realizzate.

mercoledì 25 gennaio 2017

Unione Alta Val Nure: lasciare o rimanere?

Quali vantaggi ha apportato l'Unione Alta Val Nure al Comune di Ponte Dell'Olio, in termini di economicità ed efficienza?
La gestione associata delle funzioni fondamentali è conveniente o, invece, r
isulta più opportuna una gestione in autonomia, con ampia e discrezionale libertà di scelta sulla possibilità di unire alcuni servizi mediante convenzioni?
L'ambito territoriale ottimale in cui la Regione ci ha collocato è veramente "ottimale" per le nostre esigenze e caratteristiche?

Riferimenti normativi.
L'art. 7 della Legge Regionale 21/2012 impone soglie demografiche minime per la costituzione e il mantenimento delle Unioni di Comuni: 10.000 abitanti per la pianura e 8.000 per la montagna.
Sempre il citato art. 7 prescrive che i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, limite che si riduce a 3.000 per i Comuni appartenenti o appartenuti a comunità montane, esercitino in forma associata tutte le funzioni fondamentali di cui all'art. 19 del Decreto Legge 95/2012.
Nel caso queste ultime due soglie vengano superate, è obbligatorio associare, in ogni caso, i sistemi informatici e le tecnologie dell'informazione, mentre per le restanti funzioni fondamentali è prescritto solo di associarne, a scelta, almeno tre delle seguenti sette: urbanistica ed edilizia, protezione civile, servizi sociali, polizia municipale, personale, tributi e sportello unico per le attività produttive (SUAP).
Ai sensi del comma 3, art. 20, gli statuti delle Unioni possono prevedere, al fine di migliorare l'organizzazione dei servizi, la creazione di sub-ambiti.
Tuttavia, va detto che la forma dell'Unione non rappresenta un'imposizione inevitabile per gli enti rientranti in un determinato ambito territoriale ottimale (ATO), ma solo una modalità alternativa, più strutturata e vincolante, rispetto alla convenzione.
Può infatti esistere un ATO senza Unione, così come una Unione non comprensiva di tutti i Comuni appartenenti allo stesso ATO.
Nel primo caso, si procede all'associazione delle funzioni tramite convenzioni.
Nel secondo, i Comuni non aderenti all'Unione stipulano convenzioni con essa, al fine di perseguire la gestione associata delle funzioni.
Per ogni ATO può essere istituita una sola Unione.
A giustificazione di un particolare contesto del territorio, i Comuni di un medesimo ATO possono esercitare le funzioni in forma associata tra alcuni soltanto di loro.
Ciò è sancito esplicitamente nei commi 5, 6 e 7 del già menzionato art. 7, L.R. 21/2012, nonché nell'art. 19.
Il capo IV della citata legge, in particolare negli artt. 24, 25 e 26, definisce le misure di incentivazione alle Unioni.
I contributi erogati all'Unione Alta Val Nure sono pari a:
2014 --> Non assegnato per mancanza di requisiti
2015 --> 329.971,50 euro (di cui 123.898,07 euro regionale e 206.073,43 euro statale regionalizzato)
2016 --> 241.299,15 euro (di cui 139.511,01 euro regionale e 101.788,14 euro statale regionalizzato)


Uno sguardo sulle realtà vicine.
Il Comune di Agazzano (Delibera 47/2016) ha effettuato il recesso dall'Unione Bassa Val Trebbia e Val Luretta e deciso di procedere alla gestione in autonomia dei servizi.
Il Comune di Gazzola (Delibera 38/2016) ha manifestato la volontà di recedere dalla medesima Unione prima che siano trascorsi dieci anni, richiedendo a quest'ultima la modifica statutaria necessaria all'uscita, e l'intenzione di stipulare convenzioni con i limitrofi Comuni di Piozzano ed Agazzano.

Considerazioni personali.
Ritengo che la soluzione migliore sia quella di lasciare ampia libertà d'azione ai Comuni, evitando la predisposizione di impianti normativi oltremodo burocratici, pesanti ed ingombranti.
La Regione, al contrario, sembra prediligere una legislazione sempre più invadente e penetrante, assolutamente lesiva dell'autonomia degli enti locali, anziché limitarsi ad incentivare differenti e (idealmente) facoltativi percorsi gestionali.

Proposta.
Innanzitutto, prendiamo atto della grande quantità di lavoro ancora da svolgere sull'Unione Alta Val Nure e del fatto che, al momento, essa non sia certamente la migliore dell'ambito provinciale (anche per via della sua natura montana).
Una possibile soluzione riguardo alla situazione attuale può essere la costituzione di due sub-ambiti (Ponte Dell'Olio-Bettola e Farini-Ferriere), cosicché l'Unione, non venendo sciolta, possa continuare a beneficiare dei relativi contributi e, nel frattempo, per una parte dei servizi si raggiungerebbe una dimensione maggiormente consona ed idonea al loro espletamento.
In tal modo, si dovrebbe aprire la strada ad un più rapido ed efficace percorso di conferimento delle funzioni fondamentali.
Ad esempio: polizia municipale e protezione civile non presentano particolari impedimenti verso una gestione a livello complessivo di Unione, mentre sembra non valere il medesimo principio per il settore urbanistico-edilizio o quello economico-finanziario.